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Il Ritrovamento del Tesoro di Ercolano

IL TESORO DI ERCOLANO
TRAFUGATO IN UNA NOTTE

 

Chiusi per oltre due ore nel museo blindato, hanno selezionato più di duecento tra orecchini, anelli, bracciali e collane d' oro. I pezzi migliori, i più artistici, provenienti da anni di campagne di scavi. Un valore inestimabile, afferma addolorato e umiliato il soprintendente Baldassarre Conticello. E' stato certamente un furto su commissione. Devono essere sicuramente specialisti, collegati con grandi centrali del mercato clandestino internazionale. I ladri-rapinatori hanno portato via anche una statuetta in bronzo di ottanta centimetri, di particolare pregio, raffigurante Bacco, con intarsi e rifiniture in rame e argento. Era uno degli oggetti più belli delle nostre collezioni, dice il soprintendente. Nella grande area degli scavi, che hanno raggiunto la soglia dei duecentocinquanta anni di vita, ora c' è un clima di profonda prostrazione. Questa rapina ci ha stroncati tutti, ha ferito profondamente il nostro orgoglio, affermano i dipendenti. Con espressioni doloranti indicano la Signora di Ercolano che non ha più anelli alle dita e catenine al collo. Da quando affiorò dal fango e dalla terra, nel 1982, era diventata l' emblema della città archeologica. Lo scheletro di quella che doveva essere stata, duemila anni fa, una delle donne più belle dell' aristocrazia romana trasferitasi alle falde del Vesuvio. Era piena di gioielli: bracciali, anelli. Adesso le sue dita scheletrite sono nude. Hanno rubato gli ori della ricca e misteriosa dama romana, dice la gente. I ladri-rapinatori sono stati padroni del campo per diverse ore. Hanno avuto tutto il tempo per esaminare i vari pezzi, catalogo alla mano, e prendere quelli di maggiore pregio. Una spoliazione mirata, studiata nei minimi particolari da chi è molto esperto in furti di opere d' arte, spiega la polizia. I posti di blocco, istituiti a partire dall' alba, quando è scattato l' allarme, in tutta la fascia vesuviana non hanno dato esito. Il commando di razziatori aveva avuto troppo vantaggio e l' azione era stata studiata troppo bene per lasciare tracce. Sono circa le 23,40 di venerdì quando incomincia l' assalto. Gli inquirenti hanno fatto questa ricostruzione. Il commando che si dirige su Ercolano è formato da una decina di persone. Scavalcano il muro di cinta e penetrano negli scavi. Si piazzano in vari punti secondo una dislocazione strategica in modo da poter controllare ogni movimento all' interno e all' esterno. Poi in due, armati di pistola e il volto coperto da passamontagna, affrontano i guardiani della sorveglianza notturna. Quando arrivano nella guardiola, pistole in pugno, trovano solo quattro custodi. Gli altri due non hanno ancora terminato il giro di ispezione. Uno dei rapinatori dice: State lì fermi che aspettiamo gli altri due. Non vogliamo farvi del male. Ma se qualcuno tenterà di fare il furbo, la pagherà cara. Ha un' inflessione di voce spiccatamente napoletana. E' stata gente di qua, dirà alcune ore dopo la polizia. Ma rintracciarli non sarà facile. L' omertà e la paura tengono tutte le bocche tappate. Quando rientrano i due custodi, uno dei rapinatori li tiente tutti e sei sotto il tiro della pistola. L' altro li spinge su alcuni letti e qui li immobilizza. Per farli star zitti, chiude la bocche con una resistente banda di nastro adesivo. Uno dei guardiani fa un movimento brusco. Il rapinatore che gli è addosso crede che sia un gesto di reazione. Allora lo colpisce sulla testa con il calcio della pistola. La polizia troverà gocce di sangue per terra. Erano decisi a tutto. Lo abbiamo capito subito, racconta agli inquirenti uno dei custodi. Ci hanno legati e imbavagliati che potevamo respirare appena. Neutralizzati i guardiani, il commando sa di non incontrare più nessuno lungo il breve percorso che conduce al deposito-museo. Aperto il cancello d' ingresso, ai due che hanno immobilizzato i guardiani si aggiungono alcuni complici con gli arnesi per lo scasso. Penetrano nel recinto della palazzina che ospiterà il futuro museo, ma si accorgono di non avere le chiavi. Non si perdono d' animo. Avevano calcolato anche questo, dice con sicurezza la polizia. In meno di un' ora fanno nel muro un grosso foro. Ora possono entrare nelle sale-deposito e assaltare le bacheche e le cassette metalliche. Solo quelle che contengono, puliti e ben conservati, tutti i reperti delle varie campagne di scavo. Sono materiali di epoca romana. I musei di tutto il mondo ce li hanno sempre invidiati, sottolinea, con la voce rotta dall' emozione, il soprintendente Conticello. I razziatori non prendono alla cieca. Catalogo alla mano, controllano ogni pezzo con le fotografie che sono pubblicate. Osservano, scrutano. Una prova che si è trattato di un furto su commissione è che hanno ignorato quasi completamente gli ori trovati dall' 87 in poi che pure sono di grande valore, afferma uno dei funzionari degli scavi. Per oltre due ore il commando riempie grosse borse. Prendono orecchini, anelli, bracciali, collane, catenine, monili di varia forma e alcune statuette votive di bronzo tra cui quella dedicata a Bacco: sono tutti oggetti del I secolo dopo Cristo. Svuotato il deposito, i razziatori arrivano rapidamente sulla strada. Qui ci sono altri complici. Per scappare usano le auto dei guardiani, tra cui una Ford Fiesta. Ci vuole poco a raggiungere l' autostrada e dirigersi, come sembra probabile, verso Roma. Si prendono un bel vantaggio. Quando scatta l' allarme è quasi l' alba. Uno dei guardiani riesce a slegarsi e a chiamare la polizia. In pochi minuti l' area archeologica si riempie di agenti e di carabinieri. Arriva anche il sostituto procuratore della Repubblica che è di turno. Il commissario di San Giorgio a Cremano, Civitiello, interroga i sei guardiani. Si formano posti di blocco e scattano perquisizioni a vasto raggio. Ma gli elementi che si raccolgono sono pochi. Secondo la testimonianza dei custodi, i razziatori parlavano in dialetto. Capivamo bene quello che dicevano: Hanno agito degli intenditori, dice il soprintendente Conticello. Hanno compiuto un furto archeologicamente rilevante, anche se si tratta di oggetti non facilmente vendibili. Tutti i pezzi trafugati compaiono, in fotografia, sui cataloghi in commercio. Dietro il commando perciò, si sospetta, debbono esserci grandi collezionisti privati. Alle ricerche sono già interessate le polizie di tutta Europa.

Pubblicato:  data Domenica 07 Gennaio 2018 Edit Letto 651 volte Vai Su

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